sabato 25 aprile 2015

RITORNO A CHERNOBYL

Sul sito di Donna Moderna esce la prima recensione di Giardino atomico, la mia nuova pubblicazione in ebook sul disastro nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986.
Un piccolo esperimento di long-form journalism, edito da Infinito, che racconta le persone imprigionate nella "zona morta". E quanto ancora oggi si sappia poco sulle conseguenze sanitarie dell'incidente.

Per chi fosse interessato, eccolo qui: http://infinitoedizioni.it/eprodotto.php?tid=139&usd=3

venerdì 24 aprile 2015

MALARIA, MUORE ANCORA UN BAMBINO AL MINUTO

Foto Amref Health Africa
Caroline ha 28 anni e abita a Nakasete, un villaggio dell’Uganda centrale. Dei suoi quattro figli, uno se l’è portato via la malaria. Quando la minore, Sarah, a un anno e mezzo continuava ad avere la febbre alta, la donna è corsa al presidio sanitario più vicino, l’ha fatta curare e poi s’è messa in coda, tornando a casa con una zanzariera impregnata di insetticida. E il semplice gesto è bastato perché la bimba non s’ammalasse più.
Nelle zone dove la malaria è endemica, concentrate nel Sudest asiatico, in America Latina e soprattutto nell’Africa subsahariana, sono tre gli strumenti per combattere l’infezione: zanzariere, test per la diagnosi precoce, personale sanitario preparato a riconoscere i sintomi e a somministrare la giusta terapia. Eppure, ancora oggi, nel mondo muore un bambino al minuto per questo male causato dal parassita plasmodium falciparum, trasmesso dalle punture di zanzara.
Il 25 aprile sarà la Giornata mondiale contro la malaria e, sebbene i decessi risultino quasi dimezzati dal 2000 a oggi, le ultime cifre dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) impongono di non abbassare la guardia: nel 2013 sono stati 198 milioni i nuovi casi e 584mila i decessi, al 90% nel continente africano. Per fare un paragone con altre due epidemie globali: nel 2012, l’Aids ha ucciso 1,6 milioni di persone e i nuovi casi di Hiv sono stati 2,3 milioni, mentre di tubercolosi nel 2013 sono morti 1,5 milioni, con 480mila nuove diagnosi.

mercoledì 22 aprile 2015

I BAMBINI PALESTINESI RIPULISCONO GERUSALEMME EST

  1. Due bambine palestinesi che partecipano alla campagna “Cleaner and Healthier Jerusalem”.
Un concerto caotico e gioioso, al ritmo di percussioni improvvisate con scope variopinte, ramazze, palette e bidoni di plastica, mentre tre giovani acrobati si esibiscono in frenetiche giravolte ammaliando anche i pellegrini diretti nel cuore della città vecchia.
Lo spettacolo vanta una scenografia d’eccezione, la monumentale Porta di Damasco a Gerusalemme Est, che a nord dà il benvenuto verso i luoghi sacri alle tre grandi religioni monoteiste: il Santo Sepolcro, il Muro del Pianto, la Spianata delle Moschee. A prendersi la scena, in un pomeriggio di sole, sono i ragazzi palestinesi di 15 scuole della città, che durante la mattinata si sono rimboccati le maniche per lustrare le vie dei loro quartieri, Salah al Din e Al Zahra, inoltrandosi fino ai piedi della cupola dorata della moschea di Al Aqsa.

lunedì 20 aprile 2015

IL SALE DELLA DIGNITÀ


I cumuli bianchi e aguzzi disegnano una scenografia lunare, che riverbera la luce e fa quasi dimenticare che ci troviamo in uno dei luoghi della terra più percorsi dalla sofferenza. E non solo per via di una situazione politica avviluppata su se stessa.
Al confine orientale della Cisgiordania, in Palestina, anche la natura è in affanno: dal punto più basso del globo, il mar Morto balugina all’orizzonte con la sua conca salata che si estingue a un ritmo inesorabile. “È il nostro tesoro” sospira Hosam Hallak. La sua famiglia da cinquant’anni campa grazie a quelle acque: nei pressi di Kalya, suo padre fondò nel 1964 la West Bank Salt Company, una delle rare realtà imprenditoriali palestinesi che non solo resistono, ma addirittura prosperano nonostante l’occupazione israeliana.

sabato 18 aprile 2015

NELLA VALLE DEL GIORDANO



Amal ha 22 anni. Indossa una vezzosa gonna nera, lunga e lucida, decorata a lacci e cinghie fitte, e confida un sogno semplice come il suo viso indurito dal sole: “Riprendere gli studi e laurearmi in informatica, per diventare un’insegnante e trasferirmi in città, a Hebron, dove sono nati i miei nonni. Ogni tanto ci andiamo, per un matrimonio o un battesimo... Invece devo restare qui, con la mia famiglia”.

Amal, a destra, con la cugina Ichlas.
Il qui di Amal è una perdita d’occhio di campi di grano nei pressi della cittadina di Tubas in Cisgiordania, Palestina. E la casa di Amal è una tenda con il pavimento di plastica su cui poggiano quattro materassi. Fuori, altre tende, un riparo per 50 pecore, un asino, qualche gallina.

sabato 21 marzo 2015

LA RABBIA DELLE DONNE

Foto di Filippo Venturi

“I cocci di ceramica schizzavano in aria, il mobile di legno si sfilacciava sotto i miei colpi, e io vedevo schierati davanti a me, pronti ad accogliere l’impeto della mazza da baseball, i problemi della mia vita. Il fatto che a un anno dalla laurea fossi ancora disoccupata. La crisi nera con il mio fidanzato. Venti minuti dopo avevo spaccato tutto, dentro quella stanza, sorprendendomi della forza pazzesca che il mio corpo gracile è in grado di esprimere”.
Anna, 27 anni, non se ne vergogna: l’ha fatto per eliminare lo stress di un periodo psicologicamente gravoso, e l’insonnia a prova di corse e nuotate. Ramona, invece, continuerà a liberare le sue pressioni emotive suonando la chitarra, praticando yoga e pilates perché, dice, “quel giorno ho realizzato che la distruzione non è nella mia natura. Mentre agitavo quel bastone non facevo che pensare “Oddio, e adesso chi pulisce?””.

martedì 10 marzo 2015

DONNE DI ALTRI MONDI

Viviane, suo figlio Raphael e sua nonna Maria,
Conjunto Palmeiras, Fortaleza
Brasile, qualche ritratto di donne speciali che ho incontrato nello Stato del Ceará.
Presto il servizio su Io donna e il progetto editoriale e fotografico di WeWorld.


“Non sono mai stata una ragazza bene educata. Non c'e' da stupirsi, non ho mai avuto una vocazione per la gioia timida, per la passione priva di orgasmi multipli o per amori irrisolti senza singhiozzi. Dalla vita voglio cio' che e' rude e bello. Non sono qui perche' gli altri godano di me. Sono qui per imparare a godere di ogni dettaglio che ho".

Rachel de Queiroz