martedì 24 febbraio 2015

ISRAELE, IL PARTITO DELLE DONNE ULTRA-ORTODOSSE


Le donne ultra-ortodosse d’Israele alzano la testa e, per la prima volta, si presentano alle prossime elezioni, il 17 marzo, con un partito tutto loro che promette emancipazione e diritti. La sua leader Ruth Colian, 33 anni e quattro figli, è attivissima su Facebook e, a chi le fa notare che rivendicare un ruolo pubblico e smanettare in internet cozzano con la modestia e la tradizionale invisibilità delle donne ultra-ortodosse, lei risponde che la lunghezza di una gonna o un post in bacheca non definiscono certo il posto dentro una comunità.
Settimana scorsa, la nuova formazione B’Zchutan ha tenuto una conferenza stampa presentando le rivendicazioni delle donne haredi (così si chiamano gli ultra-ortodossi in ebraico). Colian ha citato come suo modello Rosa Parks, l’attivista statunitense per i diritti degli afro-americani, e sa già che la battaglia elettorale sarà ardua, perché “la donna haredi non vota per chi le pare, ma per chi le viene indicato dal marito”, ha detto. Eppure lei è convinta di poter ribaltare la tendenza, sfidare la tradizione e far uscire queste donne da una condizione che non teme di definire di schiavitù. “Devono però ricordare che nella cabina elettorale saranno sole, senza lo sguardo di nessun rabbino”.

venerdì 6 febbraio 2015

6 FEBBRAIO, GIORNATA MONDIALE CONTRO LE #MGF


Tra 100 e 140 milioni di donne nel mondo hanno subito la mutilazione genitale, secondo l'ultimo report dell'Unicef, datato 2013.
Una pratica tribale ancora diffusa in una trentina di Paesi del mondo, tra Africa e Asia, che segna il passaggio, per le donne, a una femminilità considerata completa proprio grazie al taglio. E che, di fatto, interrompe l'istruzione delle adolescenti, causa infezioni e malattie, diventa fonte di complicazioni al parto. Un'autentica bomba sanitaria (oltre che, naturalmente, una violazione cruenta dell'integrità fisica di una donna).
Nella metà dei Paesi coinvolti, le bambine vengono tagliate prima dei cinque anni.
La mutilazione genitale femminile non ha nulla a che fare con la religione islamica. Nel Corano non c'è infatti alcun riferimento alla circoncisione femminile.

giovedì 29 gennaio 2015

giovedì 22 gennaio 2015

EGITTO, LA LUNGA BATTAGLIA CONTRO LE MOLESTIE SESSUALI


Un graffito al Cairo dello street artist Amr Nazeer.
Su Twitter e Facebook le donne usano hashtag come #Idon’tFeelSafeOnTheStreet, #AntiHarassment ed #ExposeHarasser per ribellarsi ai troppi casi di abusi impuniti e all'indifferenza della polizia.

In Egitto, l’indignazione contro le molestie sessuali corre sul web. Di fronte all’inerzia della polizia nel proteggere le vittime e al chiudere un occhio di una società che ancora fatica a condannare ogni forma di abuso di genere, sono tante le egiziane che scelgono il terreno dei social network per denunciare e incoraggiare altre donne a uscire dal silenzio, senza vergogna. Su Twitter e Facebook usano hashtag come #Idon’tFeelSafeOnTheStreet (“Non mi sento sicura per strada”), #AntiHarassment (“Anti-Molestia”) ed #ExposeHarasser (“Rivela il molestatore”).
Il giornale Al-Monitor, riportando questa nuova campagna di sdegno, cita l’esempio della ventenne Nancy Atieh: in un post su Facebook, la giovane racconta di un cinquantenne che, con scientifica regolarità, prende un autobus dal centro del Cairo e per tutto il viaggio non fa che palpeggiare le passeggere. Nancy ha pubblicato una foto dell’uomo, mettendo in guardia le donne che frequentano quella linea e precisando: “Fotografare i molestatori e falli uscire allo scoperto è il modo migliore per affrontarli”.