martedì 10 marzo 2015

DONNE DI ALTRI MONDI

Viviane, suo figlio Raphael e sua nonna Maria,
Conjunto Palmeiras, Fortaleza
Brasile, qualche ritratto di donne speciali che ho incontrato nello Stato del Ceará.
Presto il servizio su Io donna e il progetto editoriale e fotografico di WeWorld.


“Non sono mai stata una ragazza bene educata. Non c'e' da stupirsi, non ho mai avuto una vocazione per la gioia timida, per la passione priva di orgasmi multipli o per amori irrisolti senza singhiozzi. Dalla vita voglio cio' che e' rude e bello. Non sono qui perche' gli altri godano di me. Sono qui per imparare a godere di ogni dettaglio che ho".

Rachel de Queiroz

lunedì 9 marzo 2015

LA LEGGE DI MARIA


Fortaleza, Brasile.
Donne che vorreste conoscere: Maria da Penha, 67 anni, vittima di violenza domestica, resa paraplegica dal marito. Nel 2006 ha promosso la legge che, per la prima volta in Brasile, punisce gli abusi di genere. E che porta il suo nome.
Presto l'articolo.

sabato 7 marzo 2015

8 MARZO PER CHI?

Scrivo di donne tutti i giorni, considero la mimosa un fiore bruttino, decisamente minore, e non mi piace l'idea che la donna sia una specie di categoria sociale cui dedicare una giornata internazionale. Ma non mi profondero', come oggi stanno facendo in molte, sull'inutilità/ipocrisia dell'8 marzo. L'8 marzo preferisco usarlo per fare informazione, che credo non sia mai abbastanza.
Questo il mio speciale per Io donna del Corriere della Sera.

«Nell’Ottocento la sfida morale cruciale fu lo schiavismo; nel Novecento la battaglia contro il totalitarismo. Noi crediamo che nel nuovo secolo la sfida morale fondamentale sarà la lotta per l’uguaglianza fra i sessi in tutto il mondo». Nel libro Half the Sky, la coppia di giornalisti premi Pulitzer Nicholas Kristof e Sheryl WuDunn danno questo lapidario ed efficace suggerimento sulla direzione verso cui i decision makers mondiali dovrebbero puntare lo sguardo. 
Per quanto l’espressione “sesso debole” ci faccia l’effetto di un gessetto che stride su una lavagna, basta dare un’occhiata ai dati sulla salute delle donne nel mondo, sulla loro partecipazione al mercato del lavoro, sul livello d’istruzione, per concludere che questa debolezza corrisponde ancora a verità. E se nei Paesi del cosiddetto “primo mondo” la fragilità femminile sta scritta, oltre che nelle statistiche sulla violenza domestica, in un’inspiegabile subalternità economica (ancora non è dato capire perché le donne europee, giusto per fare un esempio, a parità di istruzione e di mansioni guadagnino mediamente il 16,4 per cento in meno degli uomini), in molti Paesi in via di sviluppo ci sono aree in cui la discriminazione delle donne assume abnormi connotati di oppressione socialmente tollerata, fino ad autentici crimini. 

martedì 24 febbraio 2015

ISRAELE, IL PARTITO DELLE DONNE ULTRA-ORTODOSSE


Le donne ultra-ortodosse d’Israele alzano la testa e, per la prima volta, si presentano alle prossime elezioni, il 17 marzo, con un partito tutto loro che promette emancipazione e diritti. La sua leader Ruth Colian, 33 anni e quattro figli, è attivissima su Facebook e, a chi le fa notare che rivendicare un ruolo pubblico e smanettare in internet cozzano con la modestia e la tradizionale invisibilità delle donne ultra-ortodosse, lei risponde che la lunghezza di una gonna o un post in bacheca non definiscono certo il posto dentro una comunità.
Settimana scorsa, la nuova formazione B’Zchutan ha tenuto una conferenza stampa presentando le rivendicazioni delle donne haredi (così si chiamano gli ultra-ortodossi in ebraico). Colian ha citato come suo modello Rosa Parks, l’attivista statunitense per i diritti degli afro-americani, e sa già che la battaglia elettorale sarà ardua, perché “la donna haredi non vota per chi le pare, ma per chi le viene indicato dal marito”, ha detto. Eppure lei è convinta di poter ribaltare la tendenza, sfidare la tradizione e far uscire queste donne da una condizione che non teme di definire di schiavitù. “Devono però ricordare che nella cabina elettorale saranno sole, senza lo sguardo di nessun rabbino”.